Con il Weekend Folklore, Autunnonero ritorna al cinema e lo fa con uno splendido film di Guillermo Del Toro: “Il Labirinto del Fauno”. Una fiaba dark sospesa tra la cruda realtà della guerra e i sogni di una bambina che intraprende un viaggio iniziatico in un mondo fantastico.
SABATO 28
OTTOBRE
Ore 22,45
[Cinema Cristallo]
Il
Labirinto del Fauno, di Guillermo del Toro, Messico/Spagna/USA, 2006
(114 min)
SCHEDA DEL
FILM
Anno: 2006
Titolo
originale: El labirinto del fauno
Altri titoli:
Pan’s Labyrinth
Durata: 114’
Origine:
Messico, Spagna, USA
Colore: C
Genere:
Drammatico, Fantasy, Horror, Thriller
Produzione:
Warner Bros., Tequila Gang, Esperanto Filmoj, Estudios Piccaso, OMM,
Telecinco, Sententia Entertainment
Distribuzione: Videa CDE
Data di
uscita: 24/11/2006
Vietato: 14
Regia:
Guillermo Del Toro
Attori:
Ivana Baquero
– Ofelia
Doug Jones –
Pan
Sergi López –
Capitano Vidal
Ariadna Gil –
Carmen
Maribel Verdú
– Mercedes
Álex Angulo –
Dottore
Roger
Casamajor – Pedro
Federico
Luppi – Casares
Manolo Solo –
Garcés
César Vea –
Serrano
Sebastián
Haro
Ivan Massagué
Chema Ruiz
Milo Taboada
Mina Lira
Sceneggiatura: Guillermo Del Toro
Fotografia:
Guillermo Navaro
Musiche:
Javier Navarrete
Montaggio:
Bernat Vilaplana
Scenografia:
Eugenio Caballero
Arredamento:
Pilar Revuelta
Costumi:
Rocío Redondo
Effetti:
Everett
Burrell
Edward
Irastorza
CafeFX
TRAMA
Spagna, 1944.
Ufficialmente la Guerra Civile spagnola è giunta al suo epilogo, ma in
realtà, un piccolo gruppo di ribelli continua a lottare asserragliato
sulle montagne a nord di Navarra. La piccola Ofelia, una deliziosa e
sognante bambina di dieci anni, è in viaggio insieme a sua madre Carmen,
una splendida donna incinta, per raggiungere Navarra. Sono dirette a
incontrare il capitano Vidal, il nuovo marito di Carmen e patrigno di
Ofelia, che non lo ha mai visto. Vidal, capitano dell'esercito fascista
di Franco, ha ricevuto l'ordine di liberare la regione dai ribelli.
Giunta a Navarra, Ofelia ha una spiacevole sorpresa: Vidal si è
stabilito in un vecchio mulino in disuso e, imperioso e abituato al
comando, la intimidisce e non la tratta in modo amichevole. Lasciata
sola a se stessa, la bambina ha come unica compagnia quella di Mercedes,
la giovane cuoca che prepara il pasto per i soldati, ma, appassionata al
mondo delle fate, Ofelia ama anche sognare e trascorrere le sue giornate
da sola. Un giorno, per caso, scopre un antico labirinto al centro del
quale sorge una scalinata che conduce ad una camera segreta. E' qui che
Ofelia incontra Pan, un vecchio satiro che la sta aspettando da tempo
per sottoporla a tre prove di coraggio utili a rivelare la sua vera
identità...
NOTE
In concorso
al 59mo Festival di Cannes (2006).
- Presentato
fuori concorso al 24mo Torino Film Festival (2006).
- Oscar 2007:
Migliore Fotografia, Scenografia, Trucco (David Martì e monte Ribè).
Altre Nominations: Miglior Film Straniero, Sceneggiatura Originale e
Colonna Sonora.
RECENSIONE
Il
labirinto del fauno
Guillermo
Del Toro convince. Con un dramma favolistico e spaventoso, sospeso tra
Goya e il fascismo spagnolo
Spagna, 1944.
La piccola Ofelia (Ivana
Baquero) si
trasferisce con la mamma incinta (Ariadna
Gil) nella tenuta
del secondo marito di lei, il severo e autoritario Vidal (Sergi
Lopez),
capitano dell’esercito franchista. La nuova vita è insopportabile per la
bambina che, di lì a poco, troverà rifugio in un misterioso labirinto
vicino la grande casa. Sarà il guardiano dello stesso, un Fauno, a
svelarle che proprio lei è la principessa smarrita di quel magico regno
e che per tornare in possesso della verità dovrà superare tre
difficilissime prove.
"Il potere
dell’innocenza supera ogni male" è il sottotitolo quanto mai adeguato de
Il labirinto del fauno,
film che Guillermo Del Toro
(alla sesta regia) ha portato allo scorso Festival di Cannes, ora in
lizza per il Messico alle prossime nomination Oscar per il Miglior Film
Straniero, suggestivo dramma che trova nell’equilibrio bidimensionale di
reale e fantasy il suo miglior punto di forza. Traendo ispirazione dai
“dipinti neri” di Goya e, soprattutto, dalle opere dell’illustratore
Arthur Rackham, Del Toro mette in scena uno spaventoso e favolistico
mondo dove il buio e il mistero, l’orrore e il surrealismo (si pensi al
quanto mai inquietante Uomo Pallido…) si contrappongono alla luminosità
e alla solo apparente razionalità dell’universo reale, questo sì
governato da terribili mostri (il capitano Vidal interpretato da un
superlativo Sergi Lopez) e “orrori con la O maiuscola” (come li
definisce il regista stesso), quali il fascismo spagnolo all’indomani
della Guerra Civile. A tratti di una durezza insostenibile (l’escalation
di “esecuzioni” perpetrate da Vidal), a tratti sottomesso dalla sua
stessa forza espressiva, Il labirinto del fauno rimane comunque
il film finora più convincente di Guillermo Del Toro.
Valerio
Sammarco 24/11/2006
CRITICA
"Chi conosce
il cinema di Guillermo Del Toro potrebbe scambiare 'Il Labirinto del
Fauno' per un horror: lo ha fatto perfino il Festival di Cannes,
annunciando con enfasi che il film segnava l'ingresso in concorso del
cinema di genere. In realtà, si tratta d'altro. Assai più vicino alla
'Spina del diavolo' (con cui ha molte analogie) che a blockbuster da
pop-corn come 'Mimic' o 'Hellboy', è piuttosto un racconto iniziatico in
forma di fiaba, un viaggio allegorico in un universo parallelo; un film
d'autore, in ogni caso, destinato in origine al debutto di Guillermo, a
riprova della sua predilezione per un 'fantastico' più cerebrale e
poetico."(“la Repubblica”, 24 novembre 2006)
"Se il quadro
che ci presenta 'Il labirinto del fauno' è di pura fantasia, la cornice
è autentica. Secondo Bartolomé Bennassar, autore dell'ottimo studio 'La
guerra di Spagna' (Einaudi), tra i fenomeni seguiti al conflitto civile
che insanguinò la Spagna fra il ' 36 e il ' 39 ci furono 'la durata
insolita della repressione e il persistere di una resistenza interna
limitata nel tempo e nello spazio'. Alla ferocia dei franchisti,
impegnati nello sterminio sanguinoso degli ultimi repubblicani,
corrispose da parte dei vinti un atteggiamento difensivo; e in questo il
film ispano-messicano di Guillermo del Toro si discosta un po' dalla
realtà, mostrando nell'estate del '44 un'improbabile banda partigiana
aggressiva e vincente. Tutto ciò avviene, in modo assai bizzarro,
all'interno di una favola. (...) Niente premi, molto onore. La formula
che accompagna i film ingiustamente ignorati dalle giurie dei festival
si applica a quest'opera del dotatissimo del Toro, uscita da Cannes
senza riconoscimenti ufficiali. Merito anche delle scene di Eugenio
Caballero e della fotografia di Guillermo Navarro, oltre che degli
interpreti. Vanno ricordati la piccola Vaquero, la fiera Verdú e il
veemente López, che si assume l'ingrato compito di calamitare su di sé
tutto l'odio del pubblico." (Tullio Kezich, “Corriere della Sera”, 24
novembre 2006)
"Fatto di
piccoli tocchi, grandi interpretazioni, insopportabile realismo e
invenzioni fantastiche, il film riesce ad evitare sia il peso della
metafora sia il lieto fine. Con ispirazione pittorica debitrice degli
incubi di Francisco Goya, i luoghi diventano un inferno barocco appena
illuminato dalle fantasticherie di Ofelia e le creature possono essere
spaventose come l'Uomo pallido, un lemure cieco che s'infila gli occhi
per vedere e inseguire le sue piccole vittime. In questa fiaba insolita
la morte è sporca e vera (e come avrebbero voluto i Grimm), vincono gli
Orchi." (Piera Detassis,”Panorama”, 30 novembre 2006)