MIRRORMASK

Sabato 13 ottobre alle 22,45, alla presenza del suo regista Dave McKean, verrà proiettato al Cinema Cristallo di Dolceacqua il film Mirrormask, un tuffo nel mondo onirico e visionario di Dave McKean e Neil Gaiman. Un’esperienza unica, che verrà raccontata da McKean il giorno successivo, domenica 14 ottobre alle 15,00, nella sala di vetro del Castello dei Doria. Assolutamente da non perdere!

 

Riportiamo con piacere una bella recensione di Nicola Peruzzi apparsa su ComicsCode qualche tempo fa.

 

MIRRORMASK, LA ZONA DEL CREPUSCOLO

di Nicola Peruzzi

 

INTRO

 

Mirrormask è un film incredibilmente originale e coraggioso nel panorama cinematografico contemporaneo. È un film che nasce dalla sinergia più che ventennale tra Neil Gaiman e Dave McKean che ha regalato ad appassionati lettori di comics e non, alcuni dei maggiori capolavori a fumetti del ventesimo secolo, e che ha contribuito ad allargare esponenzialmente la visibilità del medium nei confronti del pubblico non specializzato. Mirrormask è un film che è stato oggetto di premi e menzioni d’onore ai maggiori festival di cinema indipendente al mondo.

 

LA GENESI DI UN SOGNO: DALLA CARTA ALLA CELLULOIDE

 

Parte I: Chi sono e come sono diventati quello che sono

 

Neil Gaiman e Dave McKean non sono certo nomi sconosciuti agli appassionati di fumetto e letteratura in genere. Insieme hanno realizzato il concept di Sandman, acclamato comic book la cui raccolta in volumi continua tutt’oggi, a dieci anni esatti dalla chiusura della serie regolare, ad essere uno dei best seller della linea editoriale Vertigo. Non solo, in coppia i due hanno creato importanti e apprezzati volumi come Casi Violenti, Mr. Punch, Signal to Noise e Black Orchid, per citarne alcuni.

In seguito le strade dei due hanno cominciato ad allontanarsi sempre più dai comics che avevano regalato loro tanti successi. Sempre in coppia hanno realizzato libri illustrati per l’infanzia (I lupi nei muri e Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi) e, da solisti, la loro carriera si è inevitabilmente divisa e diversificata. Gaiman, complice del buon successo ottenuto dal libro Good Omens scritto in coppia con Terry Pratchett (anche questo purtroppo inedito in Italia, come del resto la stragrande maggioranza dell’opera del creatore di Discworld) si è dato anima e corpo alla narrativa, ottenendo anche in questo campo ottimi risultati. Libri come Nessun Dove, American Gods e il recente Anansi Boys hanno ottenuto ovunque nel mondo buoni consensi.

McKean, dal canto suo, ha continuato la via dell’arte figurativa: ha prodotto comics creator owned, tra i quali il più famoso è di certo Cages, e si è tra le altre cose distinto, dimostrando un eclettismo non indifferente, in tutti i campi della grafica, del disegno, della pubblicità e dell’animazione.

Mirrormask, contrariamente a quanto si possa pensare, non è la prima incursione nel mondo del cinema per la coppia di autori. Non tutti infatti sanno che Neil Gaiman ha da poco terminato la stesura della sceneggiatura del Beowulf diretto da Robert Zemeckis, e Dave McKean ha realizzato nel 1998 e nel 2002 due cortometraggi in digitale intitolati The week before e N[eon], entrambi acclamati dalla critica del settore.

Il salto al lungometraggio, per entrambi, era quindi nell’aria. Il fatto che abbiano condotto questo esperimento in coppia non poteva che offrire garanzie di dignità al prodotto finito. E dopo una produzione decisamente travagliata, come ha più volte avuto modo di affermare lo stesso Gaiman, il film è stato portato a termine e, seppure gli incassi non abbiano dato ragione alla produzione, dal punto di vista dei riconoscimenti il film può essere definito un successo. Ecco alcuni dei premi e delle nominations ricevuti da Mirrormask: official selection al Sundance Film Festival, Audience Award for Best Narrative Feature al Sarasota Film Festival, The Herald Angel Award all’Edinburgh Film Festival, Prix Public all’International Science-Fiction Festival of Nantes e infine, per non dimenticare l’unica, timida apparizione del film in Italia, due menzioni speciali della giuria dei giovani al Locarno Film Festval. Un bel bottino per un’opera prima.

 

Parte II: Un film per famiglie

 

“Nell’estate del 2001”, spiega Gaiman ai fan nel corso del suo intervento alla manifestazione Le parole dello schermo, “ricevetti una telefonata da Lisa Henson, la figlia di Jim Henson, che mi chiese: ‘saresti interessato a scrivere, insieme a Dave McKean alla regia, un film fantasy per famiglie, nella tradizione di Labyrinth?’. E così nasce Mirrormask. La Jim Henson Company, creatrice di storici film come Dark Crystal (1982) e Labyrinth (1986), celeberrima per la creazione dei Muppets e vincitrice di quasi 50 Emmy Awards e nove Grammy Awards, entra a far parte della produzione con l’incarico di dar sostanza alla fervida immaginazione di Gaiman e di portare a tre dimensioni i disegni (deliri?) di McKean. E non è un’impresa facile. Infatti, il budget offerto da Lisa Henson per la realizzazione del film è quantomeno ristretto: solo 4 milioni di dollari. Molto poco per un film di effetti speciali, che ne richiederebbe almeno dieci volte tanto per un’efficace realizzazione. Inoltre, ironizzava Neil Gaiman a Bologna, “dal momento che l’economia è molto in basso nella lista delle priorità di George Bush, quattro milioni di dollari erano due milioni e mezzo di sterline quando iniziammo e due milioni di sterline quando finimmo, così il 20% circa del nostro budget scomparve mentre stavamo realizzando il film”.

Ciò nonostante, a differenza di molte produzioni simili che nascono sotto i migliori auspici e si fermano subito dopo la realizzazione del trailer causa mancanza di fondi, il film ha visto la luce e gli sforzi di Dave McKean dietro la macchina da presa sono stati infine premiati.

 

Parte III: Non solo moviecomics

 

Gli anni duemila, parlando di storia del cinema, saranno probabilmente ricordati, tra le altre cose, come gli anni degli adattamenti di fumetti per il grande schermo. Non che prima non ne esistessero, tutt’altro; ma il proliferare degli ultimi anni ha contribuito a consolidare quelle che erano sporadiche apparizioni in un vero e proprio “genere” cinematografico, dotato di proprie specificità linguistiche e regole, per quanto ancora in fieri.

Ad aprire le danze, dopo il timido esordio di Blade, è il modesto X-Men, che però ottiene un successo tale da trasformarsi in un franchise di punta per la divisione cinema della Marvel, con due episodi ed un terzo in uscita all’attivo. Gli altri non si contano: due episodi di Spider-Man con un terzo in arrivo, Daredevil, Elektra, Hulk, The Punisher e Fantastic Four solo per la Marvel. O Batman Begins, Superman Returns, Catwoman, Constantine e V for Vendetta, per citarne alcuni prodotti dalla Distinta Concorrenza, che, anche se con un po’ di ritardo rispetto alla Casa delle Idee, ha deciso di vendere le proprie licenze a Hollywood e puntare sul cavallo vincente.

Mirrormask è un moviecomic, nonostante non abbia un modello di riferimento di partenza come gli altri film sopra citati. È un moviecomic a causa del non trascurabile background fumettistico dei due autori. È un moviecomic in quanto il film tutto riproduce la struttura dei graphic novel di Gaiman e McKean. Ma è qualcosa di più. Mirrormask è una fiaba moderna, che mescola elementi di Attraverso lo specchio e Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol e de Il mago di Oz di Frank Baum. Ed è un romanzo di formazione che parla di un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, e di tutti i problemi, i conflitti e i rischi che questo comporta in una giovane donna. Ma in fondo, qual è il confine tra fiaba e Bildungsroman?

 

TRA FIABA MODERNA E BILDUNGSROMAN

 

Mirrormask racconta la storia di Helena, una giovane adolescente di Brighton che vive e lavora in un circo gestito dai propri genitori. Come tutti i ragazzi della sua età sogna una vita diversa, piena di avventure. E tende a rifugiarsi nei sui disegni e nelle sue marionette. Fin dall’inizio, Helena ci viene presentata come una ragazza piena di fantasia e di inventiva, ma allo stesso tempo, come tutti i giovani della sua età, come una ragazza in conflitto con la propria madre, con la quale non si risparmia litigate furiose. Proprio nel corso di una di queste discussioni, in cui la giovane lamenta di non sentirsi tagliata per la vita circense, le augura di morire. Il caso vuole che la madre, nel corso di uno spettacolo, abbia un mancamento e venga ricoverata in un ospedale. Le viene diagnosticato un non meglio specificato male che la costringerà ad un intervento urgente. Helena si trova quindi sospesa tra il senso di colpa per le parole pronunciate poco prima e la paura che la madre possa morire davvero. La sua mente rielaborerà tutte queste sue paure in sogno, e si troverà a vivere in un mondo in cui tutti gli elementi della sua vita reale sono in qualche modo trasfigurati in una sorta di universo fantasy, o, per meglio dire, fiabesco.

Aiutata da un giovane ed aitante Mr. Valentine, la ragazza dovrà prendere posizione nella battaglia che ormai da tempo si svolge tra il mondo della luce ed il mondo delle tenebre, le due terre di confine di questo reame onirico, e aiutare la regina bianca, sovrano del regno della luce che ha le fattezze della madre, a risvegliarsi dallo stato catatonico in cui è stata posta dalla regina nera. Solo con l’aiuto della mitica “Mirrormask”, misterioso manufatto sparito da tempo dal regno della luce, sarà possibile ripristinare l’equilibrio e risvegliare la regina bianca. E così parte la quest per la Mirrormask, tra enigmi e animali mitici (si cita perfino quello della Sfinge... con tanto di Sfinge!), tra gatti con facce umane che amano mangiare libri e libri veramente utili, tra amori e tradimenti. Ma la ricerca dovrà essere veloce, perché più passa il tempo più il mondo di Helena, il mondo dei suoi sogni, si sgretola e si distrugge. E la protagonista rischia di rimanervi intrappolata. Dopo un confronto con una Helena “dark”, figlia della regina nera, che si è impossessata della vita della Helena reale facendole far cose che la bambina non avrebbe mai immaginato e la conseguente riappropriazione del proprio sé grazie alla Mirrormask, non resterà che vivere la vita reale, nella speranza che la madre possa sopravvivere all’operazione.

 

Come si può facilmente notare, Mirrormask rispetta lo schema fondamentale della fiaba, quello teorizzato dall’antropologo russo Vladimir Propp negli anni quaranta. Secondo Propp, starebbe proprio nei riti d’iniziazione delle società tribali, vere e proprie cerimonie in cui si celebrava il passaggio dei giovani membri del clan all’età adulta, l’origine del modello della fiaba. Un modello che si ripete costantemente, nonostante la distanza di tempo, di luogo e di cultura, di paese in paese.

Proprio qui sta il collegamento con il romanzo di formazione o Bildungsroman, genere letterario tipicamente tedesco di epoca romantica, che vede in Goethe uno dei massimi esponenti e forse proprio l’iniziatore. Il romanzo di formazione, in quanto genere, narra dell’evoluzione del protagonista, della sua maturazione e del passaggio all’età adulta, spesso evidenziandone significati politici, sociali, sociologici o simili.

E proprio in questa zona liminale si viene a collocare il film di Gaiman e McKean, un film che sfrutta la semplicità apparente della fiaba per raccontare tematiche non banali come il cambiamento, la morte dei sogni di una quindicenne e la difficile transizione dal breve momento della vita che è l’adolescenza alla vita adulta, con la conseguente presa di coscienza e di responsabilità. E lo fa con estrema delicatezza, con semplicità, senza essere troppo verboso, anzi, cercando quanto più possibile di creare una perfetta sinergia tra quanto si vede e quanto si dice. C’è da dire, a voler essere realisti, che gli autori non riescono a centrare del tutto il bersaglio: il film soffre, nel corso del suo sviluppo, di alcuni momenti in cui i tanti, troppi eventi che si susseguono rischiano di far perdere di vista la trama principale. Nell’intento, forse, di riuscire ad inserire tutte le proprie “visioni” all’interno dell’opera prima, magari per costruirsi un buon biglietto da visita per il futuro, i due autori sovraccaricano un po’ troppo il film, che dopo una prima visione risulta a tratti frammentato, non troppo scorrevole e poco comprensibile. Spesso la ricerca della sintesi tra immagini e parole risulta sbilanciata in favore dell’una e dell’altra parte. Effettivamente, la parte centrale del film è una vera e propria “orgia visiva” di effetti speciali e computer graphics. I risultati sono eccellenti, ma spesso questo rischia di far distogliere l’attenzione dello spettatore dal film stesso. E così i dialoghi, in alcuni punti forse troppo letterari ed estremamente citazionistici (non solo Dorothy o Alice ma anche citazioni letterarie e cinematografiche in quantità, come solo Gaiman sa fare) per poter essere compresi appieno in un’unica visione. Il film, in sintesi, viene a mancare talvolta di semplicità, una cosa forse troppo importante per una storia che, per lo meno a livello strutturale, vorrebbe assomigliare ad una fiaba.

Tutto sommato, però, si tratta di un film estremamente sperimentale oltre che, si è già visto, di un vero e proprio doppio esordio. I difetti cadono allora in secondo piano, soprattutto ad una seconda visione più attenta ai singoli dettagli e meno legata allo svolgimento della trama principale. E solo così si potrà cogliere in pieno la bellezza e la semplice complessità delle scenografie del mondo onirico realizzate da McKean, che tanto ricordano i quadri di Salvador Dalì. Solo così si potrà gustare appieno il viaggio iniziatico di Helena, attraversare assieme a lei quella zona crepuscolare tra adolescenza ed età adulta e magari provare di nuovo le sensazioni e le contraddizioni che quel difficile passaggio comporta.

Un film riuscito in definitiva, seppur non esente da cadute di tono. Ma sicuramente un film da vedere, un film da importare nel nostro paese. E speriamo che lo Home Video permetta anche in patria di allargare il bacino di utenza di Mirrormask, forse troppo orientato al circuito festival al punto di dimenticarsi un poco del botteghino, dove, purtroppo, non ha certo fatto sfaceli.