AUTUNNONERO

 

PRESENTA

 

WEEKEND MUSICA

IL VILLAGGIO CHE RIDE

 

7 DICEMBRE 2007

 

CERVO, ORATORIO DI SANTA CATERINA

 

Collocato all'interno del lungo weekend conclusivo di Autunnonero dedicato alla musica, "Il Villaggio che Ride" prende il suo titolo da una famosa canzone di Fabrizio De André: "Un Matto".

 

"Un Matto" fa parte del quinto disco di De André (1971), intitolato "Non al denaro, non all'amore né al cielo", liberamente tratto dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, opera che raccoglie una serie di epitaffi pubblicati sul "Mirror" di St. Louis tra il 1914 e il 1915. Ogni poesia racconta la vita di un personaggio, per un totale di 19 storie che coinvolgono 244 personaggi che coprono praticamente tutte le categorie e i mestieri umani. Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo, il paesino di Spoon River. In realtà si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield e infatti molte delle persone a cui le poesie erano ispirate, che erano ancora vive, si sentirono offese nel vedere le loro faccende più segrete e private pubblicate nelle poesie di E.L.Masters. Il bello dei personaggi di Edgar Lee Masters, infatti, è che essendo morti non hanno più niente da perdere e quindi possono raccontare la loro vita in assoluta sincerità.

 

De André scelse nove delle 244 poesie e le trasformò in altrettante canzoni.

Le nove poesie scelte toccano fondamentalmente due grandi temi: l'invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico). In questi due gruppi si possono scoprire delle simmetrie: il giudice perseguitato da tutti trasforma la sua invidia in sete di potere e si vendica, il chimico è tanto preso dalla scienza e dalla ricerca di un ordine perfetto da essere incapace di amare. Il malato di cuore rappresenta l'alternativa all'invidia, pur essendo in una situazione tale da poter invidiare tutti gli altri, riesce a vincere l'invidia grazie all'amore invece di lasciarsi trasportare dall'egoismo. I buoni propositi del medico vengono schiacciati dal sistema che lo obbliga a essere disonesto, mentre l'ottico vuole trasformare la realtà e mostrarci un'"altra" realtà più vera, per questo può essere accostato alle "Porte della percezione", il libro di Huxley da cui presero il nome anche i Doors. Il titolo del libro di Huxley - peraltro - si rifà a un verso del poeta inglese William Blake:

 

If the doors of perception were cleansed everything would appear to man as it is: Infinite.

 

Il suonatore Jones è l'unico in questa raccolta di poesie a cui De André lascia il nome. Infatti, mentre nelle poesie originali di Edgar Lee Masters ogni personaggio ha un nome e un cognome, i titoli delle canzoni di De André sono generici (un giudice, un medico) per sottolineare che le storie di questi personaggi sono esempi di comportamenti umani che si possono ritrovare in ogni epoca e in ogni luogo. Il suonatore Jones, il personaggio con cui l'album si chiude, invece è unico, rappresenta l'alternativa alla vita vista come lotta per raggiungere i propri scopi. Per tutta la sua lunga vita il suonatore Jones ha fatto quello che più gli è piaciuto e per questo muore senza rimpianti.

 

Senza dubbio il suonatore Jones era anche il personaggio al quale De André avrebbe voluto assomigliare. Per Jones la musica non è un mestiere, è una scelta di libertà; anche De André soprattutto negli ultimi anni ha cercato di svincolarsi dalla prigione della musica come mestiere, pubblicando gli ultimi album a una distanza di sei anni uno dall'altro e riducendo le apparizioni in pubblico.

 

Un matto è tratta dalla storia di Frank Drummer, che nell'originale impara a memoria l'Enciclopedia Britannica per darsi un tono, mentre nella versione di De André la Treccani.

 

Ecco la versione originale di E.L. Masters, la traduzione italiana di Fernanda Pivano e la corrispondente canzone di Fabrizio De André:

 

FRANK DRUMMER (originale)

 

Out of a cell into this darkened space

The end at twenty-five!

My tongue could not speak what stirred within me,

And the village thought me a fool.

Yet at the start there was a clear vision,

A high and urgent purpose in my soul

Which drove me on trying to memorize

The Encyclopedia Britannica!

 

FRANK DRUMMER (traduzione di Fernanda Pivano)

 

Da una cella a questo luogo oscuro

la morte a venticinque anni!

La mia lingua non poteva esprimere ciò che mi si agitava dentro,

e il villaggio mi prese per scemo.

Eppure all'inizio c'era una visione chiara,

un proposito alto e pressante, nella mia anima,

che mi spinse a cercar d'imparare a memoria

l'Enciclopedia Britannica!

 

UN MATTO

(dietro a ogni scemo c'è un villaggio)

 

Tu prova ad avere un mondo nel cuore

e non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

 

E sì, anche tu andresti a cercare

le parole sicure per farti ascoltare:

per stupire mezz’ora basta un libro di storia,

io cercai d’imparare la Treccani a memoria,

e dopo maiale, Majakowsky e malfatto,

continuarono gli altri fino a leggermi matto.

 

E senza sapere a chi dovessi la vita

in un manicomio io l’ho restituita:

qui sulla collina dormo malvolentieri

eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,

qui nella penombra ora invento parole

ma rimpiango una luce, la luce del sole.

 

Le mie ossa regalano ancora alla vita:

le regalano ancora erba fiorita.

Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina

di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;

di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia

"una morte pietosa lo strappò alla pazzia"

 

 

 

7 DICEMBRE

WEEKEND MUSICA

 

IL VILLAGGIO CHE RIDE

Cervo, Oratorio di Santa Caterina

(Ingresso libero)

 

VENERDÌ 7 DICEMBRE

Ore 21,00

LE MALECORDE in concerto.

Dal folklore alle ballate di Fabrizio De André.